Rubrica — Spettacolo

A France Odeon presentato in anteprima “Le Redoutable” di Michel Hazanavicius.

Jean Luc Godard e il maggio francese. L'ironia dissacrante su un maestro della cinematografia d'Oltralpe.


L'inaugurazione di France Odeon, giunto alla nona edizione ha offerto l'anteprima del film Le Redoutable, che col titolo “Il mio Godard” uscirà nelle sale italiane alla fine del mese.

La storia inizia nel 1967, quando Godard, il regista più adorato della sua generazione, è reduce dalle riprese de “ La cinese “con Anne Wiazemsky, donna più giovane di vent’anni, che ha appena sposato. Il film non è propriamente un biopic su Godard, ma uno sguardo sulle vicende del maestro della Nouvelle Vague, il suo impegno politico, il suo matrimonio con Anne. Proprio da un libro della Wiazemsky, “Un an aprés”, è tratto il film.

Sono gli anni del massimo impegno politico di Godard che è in prima linea con gli studenti e gli operai del maggio parigino. L’artista è impegnato, si sporca le mani, rinnega la sua immagine di regista di successo, non disdegna gli scontri con la polizia, concedendosi una breve vacanza in Costa Azzurra per forzare la cancellazione, insieme a Truffaut, Lelouch e altri colleghi, dell’edizione 1968 del festival di Cannes.

Godard liquida tutto il cinema come borghese, rinnega anche i suoi capolavori, come “Fino all’ultimo respiro” e “Il disprezzo”. L’unica soluzione per lui è imporre all’artista il collettivismo decisionale, applicando il maoismo alle troupe cinematografiche. attraverso l’esperienza produttiva del gruppo Dziga Vertov. Anche il suo film del 1967, La cinese, lo deprime. E' accolto male dai critici e persino dall’ambasciata cinese, sembra piacere solo a qualche fondamentalista marxista leninista, ma in fondo tutti lo fermano per citargli i film del suo passato più narrativo e “tradizionale”. Inseguendo gli umili e gli operai e affiancando gli studenti nella protesta, riesce a rendersi sempre meno comprensibile da loro, rifugiandosi in un linguaggio ermetico e nella teorizzazione rivoluzionaria. Le proteste del maggio ‘68 non faranno che amplificare la crisi di un uomo che in cerca d’ideali e per amore della rivoluzione, distruggerà tutto intorno a sé. L’incontro con il giovane Maoista Jean-Pierre Gorin spingerà rapidamente Godard a radicalizzarsi in favore di un rivoluzionario approccio collettivo. In breve tempo si allontana dal cinema, taglia i ponti con la sua rete di conoscenti, si dedica solo alla militanza politica. Anne sarà testimone di questa deriva e lo amerà fino a quando sarà possible. Il film descrive con un buon piglio narrativo la parabola di un regista di successo che vive dogmaticamente l'ideologia marxista e diventa sempre più astratto. Louis Garrel interpreta Godard come una maschera buffa con occhiali (regolarmente schiacciati durante gli scontri), come una sorta di Woody Allen privo di autoironia. Il risultato è piacevole, Garrel è perfetto nel travestimento. Il film fa sorridere, regala immagini nostalgiche del maggio francese ma rimane forse a un bivio. E' una dissacrazione del mito Godard o forse, a cinquanta anni dal '68 vuole essere una rilettura critica ironica e tenera di quella stagione di grandi speranze disattese. Tra omaggi formali al cinema di Godard e una certa “cattiveria” nei confronti del grande regista, Hazanavicius tiene il film in un difficile equilibrio tra parodia e affettuoso omaggio, con non poche derive macchiettistiche che fanno ridere ma che forse, non riescono a convincere negli esiti di un'opera non del tutto riuscita.


Spettacolo — rubrica a cura di Alessandro Lazzeri

Alessandro Lazzeri

Alessandro Lazzeri — Giornalista e scrittore, laureato in Lettere, ha pubblicato su testate giornalistiche nazionali e locali (Paese Sera, Avanti, Teleregione, Industria Toscana, Michelangelo, Ricerche Storiche)

E-mail: fiorentina@nove.firenze.it